Death Stranding e l’importanza del legame

Sticky POSTED BY Nicola 5 Giugno 2019 in Diario di bordo di un videogiocatore alla deriva
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Qualche giorno fa il buon Hideo Kojima (che per i meno informati ricordiamo essere il creatore della Metal Gear Saga, uno dei pilastri portanti del genere videoludico dalla fine degli anni ’80) ci ha mostrato un nuovo trailer del suo ultimo progetto: Death Stranding. Il nuovo titolo, previsto per l’8 novembre 2019 in esclusiva Playstation 4, sembra rappresentare nella sua totalità l’eccentricità tipica dell’autore: un prodotto cinematografico, criptico, con una storia che sembra articolarsi in maniera contorta e inusuale.

Durante il trailer (che potete visualizzare a questo link), le interviste con gli attori e con lo stesso Kojima, è subito chiaro che il creativo nipponico abbia intenzione, ancora una volta, di rivoluzionare il concetto di videogioco, introducendo elementi non solo appartenenti al medium cinematografico (protagonisti del progetto sono Norman Reedus, Mads Mikkelsen, Guillermo del Toro e tanti altri), ma soprattutto trasmettere un messaggio chiaro e veicolarlo attraverso un mezzo che nessuno ha mai usato in questo modo.

In un’ambientazione in cui si sovrappongono vita, morte, dimensioni e timeline diversi, al protagonista è chiesto di riconnettere un’America devastata da una catastrofe (che nel gioco viene definita timefall) e prender parte ad un progetto più grande della semplice sopravvivenza: un progetto morale. Il fulcro di Death Stranding è il legame, la connessione, l’unità: concetti che già in un mondo come il nostro, dove anziché ponti costruiamo muri, rischiano di rasentare l’utopia. Avremo la possibilità di costruire questi ponti con altri giocatori, anche se il meccanismo di interazione tra multigiocatore e giocatore singolo non è ancora del tutto chiaro. Non mancano di certo gli ostacoli, e i due antagonisti di punta sembrano proprio essere Mads Mikkelsen (le cui straordinarie capacità attoriali emergono anche attraverso il motion capture) e Troy Baker; anche se le loro motivazioni non sono state ancora svelate.

La confusione, non a caso, è un filo connettore di tutti i trailer usciti fino ad ora, è tipico infatti dell’autore il voler essere enigmatico, per valorizzare ulteriormente i suoi colpi di scena, che già nella saga di Metal Gear non mancano di certo. Il suo stile è fortemente influenzato dalla cultura cinematografica, lo si vede in alcune inquadrature, scelte registiche e nelle cutscenes che nei titoli precedenti erano in grado di farci posare il pad, occupando una corposissima parte dei contenuti.

Ora passiamo ad analizzare quali potrebbero essere i punti “deboli” di questo progetto, o più che punti deboli forse sarebbe corretto dire quegli elementi che potrebbero non essere una soddisfazione per tutti.

  • Il gameplay mostrato è (volutamente o meno) abbastanza in linea con molti altri titoli già visti, e il timore di molti è che possa essere stato sacrificato in favore di quello stesso effetto cinema di cui ho parlato precedentemente. Nonostante questo una nota di merito va dedicata alla fluidità dei movimenti del personaggio, che anche nella semplice camminata sembrano riflettere una profondità realistica e una simulazione del peso e della fatica mai vista prima.

  • I tempi di sviluppo sono relativamente brevi, soprattutto considerate le “brutte abitudini” dell’autore. Kojima è un perfezionista, che dedica moltissimo tempo e risorse nelle sue opere, e questo suo stile è ciò che ha contribuito anche ad incrinare i rapporti con Konami, che lo ha visto licenziato quattro anni fa, poco dopo l’uscita di MGSV: The Phantom Pain. Lo sviluppo di Death Stranding gode di soli 3 anni e mezzo, un tempo abbastanza ristretto che fa venir naturale chiedersi se sia stato sufficiente.

  • Il peso che vogliamo dare all’espressione “cinematic adventure” e quanto questa possa compromettere la vera natura di un videogioco, ovvero giocarci, interagire attivamente e non rimanere passivi di fronte ad uno schermo.

I dubbi non mancano, così come è giusto che ci siano in un prodotto che ha la fama per essere autoriale. Non è infatti il risultato di una collaborazione tra soli esperti di marketing, il cui unico scopo è introdurre nel progetto elementi che facciano vendere il più possibile, ma è figlio di una mente stravagante e proprio per questo potrebbe non essere aperto al grande pubblico.

Personalmente posso dire con libertà di aver “investito” emotivamente su questo artista, che nel corso del tempo ha dimostrato di essere ben più di un semplice game designer, ma un uomo la cui intelligenza, cultura e assoluta singolarità sono state capaci di lasciare un segno non solo nell’industria, ma anche nel cuore di molti. Aspetto Death Stranding come quell’evento che sai già che ti segnerà, che sia per la soddisfazione di averci creduto sin dall’inizio, o per l’amara delusione di essere un’opera che non ha saputo reggere le sue aspettative, ma in entrambi i casi sarà destinato a piazzarsi tra i titoli più discussi di questa decade.

Nicola “Hozon” Caputo

Comment(s)

  • Ottimo. come dici pure tu, io sono sicuro che questo titolo farà comunque parlare molto. Ho troppi bei ricordi legati a kojima e MGS saga quindi confido senza il minimo dubbio nelle capacità del mr.Hideo

    • Assolutamente! Dal nuovo trailer del Gamescom la situazione si è fatta ancora più interessante, anche se ci converrà aspettare il gameplay definitivo del Tokyo Games Show per tirare le somme!

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